
L
a lotta ancora infuriava fra i due appartenenti ai due Regni: l’uno mosso dal fuoco dell’Inferno, l’altro aizzato dalla purezza del Paradiso. Il Fuoco contro l’Aria, la Morte contro la Vita, il Demone contro l’Angelo. Entrambi erano segnati da piaghe dalle quali sgorgava sangue cremisi che ricopriva i loro corpi rendendoli simili in una piccola parte. Entrambi combattevano per lo stesso motivo. Entrambi desideravano la distruzione dell’altro.
Tutto questo era avvenuto per causa mia e della mia avventatezza: avevo mancato ai miei doveri solo per una volta ed ora avevo scatenato una lotta violenta senza vinti o vincitori. Solo per una volta avevo scelto un’altra via, ma quell’unica volta fu la causa della mia rovina. I miei doveri erano stati esplicitati ponderatamente sin dalla mia nascita, d’altronde la mia stessa natura lasciò perplessi entrambi i Regni. Nacqui in Paradiso, ma non è questo il fatto strano: è proprio la mia stessa natura ad essere insolita tanto che in principio venni considerata un abominio; ma le idee delle persone mutano se l’essere in questione si prostra al loro servizio. Fui io a decidere di svolgere questo compito; fra i due Regni non esisteva controllo e tantomeno qualcuno che potesse realmente far rispettare le Leggi emanate, così fui io a svolgere quella mansione assente ed in quel compito la mia natura mi diede un enorme vantaggio su entrambe le Razze dei Regni. Ecco come è mutata l’opinione generale sul mio conto: per una mia offerta di sottomissione e servizio, null’altro.
Sebbene fossi un essere a metà avevo la fortuna di comprendere entrambi gli abitanti dei due Regni: così come avevo una famiglia con gli Angeli del Paradiso, allo stesso modo comprendevo appieno i Demoni dell’Inferno. Era per questo che ero l’unica in grado di poter amministrare la Giustizia. Eppure la mia diversità mi faceva sentire perennemente estranea; non sapendo a quale Regno appartenessi era naturale che vagassi senza problemi fra l’Inferno ed il Paradiso, perché era quello che ero realmente: un essere senza un’appartenenza ad un Regno, né destinato al Paradiso né all’Inferno, né Angelo né Demone ma entrambi. La mia natura era divisa in due parti: l’una angelica e l’altra demoniaca. Costantemente inadatta ad un singolo Regno, perennemente destinata ad un’esistenza a metà, così come il mio aspetto lasciava tralucere.
Fui denominata “Guardiana” ed il mio compito sin dall’inizio fu quello di mantenere gli appartenenti ai differenti Regni in quello a cui appartenevano; un impegno assai arduo, ma questo naturalmente io non lo sapevo. Conscia del fatto di essere l’unico Ibrido esistente, in principio mi limitai a pattugliare il confine che separava l’Inferno dal Paradiso, ma mai avrei potuto immaginare che i Demoni bramassero in maniera spudoratamente ossessiva il Paradiso: solo per renderlo affine all’Inferno in cui vivevano. Avevo sempre avuto simpatia per gli Angeli, eppure – essendo per metà Demone – comprendevo la situazione di disagio degli abitanti degli Inferi; erano sempre stati ripudiati nel loro Regno senza che venisse loro data una sporadica scelta e solo per il loro aspetto tremendamente maligno ed inquietante. Eppure anch’io per metà avevo il loro stesso aspetto; anch’io possedevo un’ala composta da membrane di pelle tese fra artiglio ed artiglio; anch’io alle volte provavo l’Odio come loro; anch’io ero per metà un Demone. Nonostante ciò gli Angeli mi vedevano di buon occhio; forse per la mia nascita nel Paradiso, forse per la mia metà angelica, forse per il mio spirito sincero, forse per il mio spiccato senso della Giustizia o forse era più probabilmente per quella mia stramaledetta diversità che in un certo senso mi rendeva vicina ad entrambi gli abitanti dei due Regni.
Per mantenere l’ordine, in principio, mi fu sufficiente ispezionare il confine; finché non si fece avanti Rylynn. All’interno dell’Inferno, nei più oscuri meandri di quel Regno di fuoco stanziava quel dannato Demone; mosso dall’Odio, dal Rancore, dalla Vendetta il Demone Rylynn venne in superficie per tentare di raggiungere – per l’ennesima volta – il Paradiso. Naturalmente io ero pronta. Mi avevano narrato di questo Demone sin da quando avevo iniziato il mio compito ed ora che si era deciso a farsi avanti avevo l’occasione di affrontarlo e così feci. Quando scaturì dalle profondità infernali rimasi sgomenta di fronte a tale mostruosità; non avevo mai visto un Demone come Rylynn. La sua stazza enorme, il suo corpo completamente ricoperto da una pelle color pece, i suoi acuminati artigli che gli crescevano al posto delle unghie, quelle sue immense ali logore, lacere e lise in innumerevoli parti e quel suo volto così trasfigurato dall’Odio e coperto da quei suoi capelli cinerini da cui sbucavano ardenti quegli occhi cremisi; tutto questo mi fece provare per la prima volta quella sensazione denominata “paura”. Benché fossi rimasta attonita di fronte a quella mostruosità antropomorfa non mi tirai indietro e lottai contro quel dannato Demone: fu una lotta ardua che consumò entrambi, ma riuscii a ricacciarlo nel suo Regno. Ma rimasi sconvolta. Mi ci volle parecchio tempo perché mi riprendessi da quella lotta furiosa; non che non guarissi dalle piaghe che avevo subito, ma ciò che veramente rallentò il mio completo risanamento fu il fatto che provai un dolore più greve di quanto dovesse essere: era come se provassi il dolore di Rylynn stesso, come se percepissi il suo rancore e la sua sofferenza. Collegai subito quest’avvenimento al fatto di essere un volgare ed insulso Ibrido. Eppure – benché la mia guarigione si fosse prolungata – non sprecai tempo; dal momento che passavo la maggior parte del mio tempo in Paradiso ebbi modo di osservare meglio lui, quell’Angelo così magnifico, così maledettamente attraente e così dannatamente perfetto nella sua perfezione: Lyran. Attraeva in una maniera terribilmente irresistibile che perfino io stessa palpitavo ogni qualvolta lo scorgevo passeggiare lungo le vie del Paradiso, con quel suo candore che ne faceva risaltare gli occhi celesti. Era maledettamente perfetto che mi illusi di poter aver un qualche approccio con lui; ma – come ho detto – mi illusi, perché lui sapeva che cosa provavo. Ma un essere a metà così come lo ero io non poteva avere speranze: solo non me ne accorsi per il semplice fatto che ogni qualvolta un essere si innamora non riesce a vedere la realtà e vive unicamente nei sogni. Ci parlai una volta e fu la cosa più bella del mondo – in quel periodo naturalmente – e mai mi sarei dimenticata di quella chiacchierata.
Ma la Guardiana aveva altro a cui pensare. Per proseguire il mio compito scelsi di andare alla ricerca di una qualche arma, ma non avendone trovate mi fu suggerito di cercare le Spade dell’Equilibrio di cui una Leggenda narrava: si trattava di due spade completamente differenti l’una dall’altra, ma che assieme si completavano dando origine ad un’Armonia inimitabile ed incontrollabile per un Angelo o un Demone; ma io non ero né l’uno né l’altro. Che un essere in grado di possedere dentro di sé sia il potere benefico che quello demoniaco potesse controllare la potenza delle due Spade? Mi misi alla loro ricerca: riuscii a trovare Goil all’interno del Paradiso grazie all’aiuto di tutti gli amici che possedevo nel Regno Angelico e che consideravo la mia famiglia, ma quando giunse il momento di cercare la Spada malefica si tirarono indietro per puro terrore degli Inferi. Come è mai possibile che gli esseri siano pervasi da un tale sentimento di discriminazione basandosi unicamente sull’aspetto fisico? Non sono mai stata in grado di comprendere perché trattassero i Demoni come sudici sottoposti da tenere a bada, eppure anch’io ero per metà un Demone e sebbene loro ne fossero consci mi avevano accettata solo per il fatto che rendevo loro un servizio ed in quel momento in cui io ebbi bisogno di loro si ritirarono per paura. Io discesi nell’Inferno in mezzo a quegli esseri che tanto ritenevano ripugnanti. Non immaginavo neanche lontanamente che avrei avuto bisogno di aiuto nella ricerca della seconda Spada; ma forse occorre narrare la vicenda senza tralasciare nulla.
Mi trovavo in una grotta dalle pareti color pece, un odore nauseabondo ed acre aleggiava nell’aria mentre stavo camminando cautamente. Finché non lo vidi: di fronte a me, con quel suo terrificante aspetto antropomorfo e quelle sue raccapriccianti ali lacere. Rylynn era tornato. Era tornato animato da una Vendetta indescrivibile e gravida d’Odio. Rimanemmo immobili per poco tempo prima che mi si avventasse contro per uccidermi definitivamente, ma – evidentemente – così come lui aveva aumentato il suo Odio io avevo accresciuto la mia forza e la mia abilità. Eppure non provai mai ad ucciderlo; percepivo in me quasi un senso di compassione verso quel Demone e non ebbi mai neanche lontanamente il desiderio di vederlo a terra inerme in una pozza di sangue cremisi con il petto squarciato mentre le mie mani odoravano del suo sangue. Ma fu proprio qui, forse, che commisi uno sbaglio. Non avevo mai ritenuto i Demoni malvagi, o non del tutto, poiché erano esseri come gli Angeli ed anche loro possedevano un’anima e provavano sentimenti, forse più degli Angeli stessi. Fu proprio questa mia fiducia ad essere la mia rovina. Non avevo mai visto così tanto Odio all’interno del corpo di un solo essere e benché possedessi Goil non riuscii a tenere a bada quel suo diabolico furore. Sarei morta se non fosse arrivato lui. Uscì da dietro una roccia planando con quelle sue ali nere dai riflessi violacei e quella sua giacca nera che s’intonava perfettamente con quei suoi occhi verdi. Si accanì su Rylynn bloccandolo e fra i due Demoni iniziò una lotta furiosa. Io ebbi il tempo di addentrarmi nella grotta, ma in me – stranamente – percepii un senso di dovere che m’imponeva di aiutare quel Demone venuto in mio soccorso e così mi precipitai nei meandri infernali volando il più celermente possibile. Quando giunsi nel centro dell’Inferno la vidi: avvolta da una fioca aura cremisi Evod protendeva la sua elsa verso di me. L’afferrai ed immediatamente una forza incalcolabile mi pervase le membra: percepii il potere benefico di Goil che percorreva la mia metà demoniaca e l’influsso malefico di Evod che s’insinuava nella mia metà angelica. Solo in quel momento compresi quanto l’Inferno avesse bisogno del Paradiso e di quanto il Paradiso stesso necessitasse dell’Inferno. L’uno non poteva esistere senza l’altro benché fossero totalmente differenti.
Sconfissi Rylynn e lo ripudiai per l’eternità nelle pietre di quella grotta infernale in modo che non potesse più nuocere a nessuno. Il Demone che era accorso in mio aiuto aveva subito molte ferite, ma non aveva voluto farsi curare: Lloyd, si chiamava. Fu qualcosa di insolito, ma in Lloyd trovai un’amicizia che mai avevo avuto negli Angeli che mi circondavano; fatto sta che lo ebbi come alleato nell’Inferno ma non fu solo un alleato: fu anche un compagno di cui mi fidavo cecamente e che fu sempre disposto ad aiutarmi nel mio compito. Eppure – durante i miei giri d’ispezione – il mio sguardo correva perennemente alla ricerca di Lyran.
La Giustizia ora regnava ed entrambi i Regni erano di nuovo in Equilibrio, ma fu solo per colpa mia che si venne a creare questa lotta. Gli Angeli mi avevano tenuta d’occhio e si erano accorti della mia amicizia con Lloyd: non avevano visto di buon occhio la mia conoscenza di un Demone. Fu allora che mi accorsi che proprio Lyran era succeduto al padre nel ruolo di generale a capo degli Angeli Pretori e fu proprio Lyran che si scagliò contro Lloyd in quel fatidico istante. Ecco come andarono le cose.
La lotta ancora infuriava fra i due appartenenti ai due Regni: l’Angelo contro il Demone, mossi da un Odio reciproco.
«Smettetela!» urlai. Sia Lloyd che Lyran si voltarono verso di me. Reggevo in mano Goil ed Evod. «Non vi è motivo di combattere» continuai.
«Taci Lyvra!» tuonò Lyran. «Sei una traditrice, mio padre avrebbe dovuto cacciarti quando ancora era a capo degli Angeli Pretori. Avremmo dovuto aspettarci che ti saresti alleata con i Demoni»
«Alleata?» chiesi retoricamente. «Siamo in guerra, per caso? Non lo volete capire che siamo tutti uguali?»
«Taci traditrice!» urlò di nuovo Lyran. Lloyd gli si avventò contro e la lotta riprese più furiosa di prima. Le ali di entrambi erano marchiate del sangue dell’altro e le piaghe si eguagliavano in numero. Solo in quel momento capii quanto un animo buono potesse tramutarsi in un animo malefico e di quanto un cuore avvolto nelle spire dell’Odio potesse mutare la sua natura volteggiando sulle ali dell’Amore. Fu allora che lo feci. Non desideravo la morte di nessuno dei due e così mi gettai fra loro prima che scagliassero un colpo nel medesimo istante: naturalmente fui colpita. La mia ala angelica perse diverse piume mentre la membrana della mia ala demoniaca si lacerò in più punti. Caddi a terra sotto gli sguardi di Lyran e Lloyd. Avevo innumerevoli ferite, ma non nel corpo: le piaghe che avevo si celavano nell’Animo. L’unico Ibrido nato aveva portato la Pace e poi l’aveva nuovamente lisa; forse la scomparsa dello stesso Ibrido avrebbe riportato la Pace ma forse sarebbe stato un altro futile atto di Speranza. La Morte mi stava aspettando ed io ero ben felice di seguirla, non avevo sfruttato appieno la Vita che mi era stata data ed ora la Morte ritornava a prendersela; mi restava da fare una sola cosa. Alle volte nella vita occorre scegliere, ma le scelte sono qualcosa di arduo e complicato di cui quasi sempre viene intrapresa la via più facile e priva di ostacoli per raggiungere un obiettivo concreto; eppure nella Vita a volte sono piccoli e sporadici sogni che ci mandano avanti. La complessità della scelta sta nel decidere quale via intraprendere: seguire un sogno oppure portare avanti quello che già si ha. Verrebbe da pensare che i doveri siano le prime necessità, eppure i sogni sono in grado di rendere felice un essere se vengono realizzati.
Decisi. Ciò che dovevo fare era seguire il Cuore e quello che sognava. Allora lo feci. Quando quel bagliore verde ed azzurro mi avvolse Lloyd e Lyran si voltarono verso di me ed i loro sguardi si fecero attoniti: avevano capito. Smisero di lottare e corsero verso di me. Lo vedevo, lo vedevo correre con quelle ali sporche di gocce cremisi e le piaghe che sciupavano quella sua speciale bellezza. Alzai un braccio morente e mormorai: «Ti amo»
Lloyd e Lyran udirono quelle parole e si bloccarono. La Guardiana giaceva a terra in una pozza cremisi, il petto squarciato e le braccia inerti al suolo, le ali afflosciate l’una sopra l’altra in quell’armonia di bianco e nero che contraddistingueva l’Ibrido. Il sangue che le colava viscido dal petto: il Cuore stretto in una mano.
Non appena l’Angelo ed il Demone si avvicinarono contemporaneamente, il sangue della Guardiana si coagulò formando due parole:
E’ tuo…
Lyran e Lloyd si fissarono attoniti e capirono all’istante. La Guardiana aveva donato il Cuore ad uno di loro, a colui che realmente amava da sempre. Entrambi si chinarono nel medesimo istante per raccogliere il Cuore della Guardiana. Il loro sguardo guizzava dal Cuore fermo nella mano di Lyvra agli occhi dell’altro. Il verde del Demone fissava il celeste dell’Angelo. Avvicinarono le mani al Cuore immobile che grondava sangue.
Vi fu un bagliore enorme e fulmini verdi ed azzurri scaturirono dal Cuore della Guardiana scaraventando uno dei due abitanti dei due Regni contro un masso. Colui che era rimasto fissò l’avversario a terra e tese la mano verso l’organo.
Il Cuore della Guardiana iniziò a battere non appena avvertì il suo contatto e riprese a pulsare come se fosse vivo, avvolto delicatamente dalle mani del Demone.
© LC Lupetta09
 | The Guardian "Se ne stava immobile ad osservare quell'arcano tramonto che con il suo viraggio cromatico le riscaldava il Cuore più di quanto potesse farlo lui. Osservava il sole inabissarsi lentamente nel Mare dei due Regni mentre con i suoi fulgidi raggi le proiettava l'ombra lungo la scogliera sulla quale era seduta; le spade conficcate nella roccia l'una a destra e l'altra a sinistra; i capelli che le ricadevano morbidi sulle spalle e qualche volta si aizzavano in volute fra le quali s'insinuava inesorabile il vento. Distese le ali e le piume della sua ala angelica vibrarono non appena vennero sfiorate dal moto d'aria mentre le membrane di pelle della sua ala demoniaca si gonfiarono diventando simili a vele. Forse era giunto il momento di ritornare sulla Terra, forse era proprio in quel frangente che doveva ritornare la Lupa di prima; eppure quel labile istante era così meraviglioso e così ricco di magia da farle desiderare che il tempo si fermasse per poterne assaporare per l'ultima volta quella sensazione di Libertà che tanto aveva penato a far ritornare. Ora la stessa impresa andava fatta sulla Terra; la Guardiana aveva svolto il suo compito nelle Terre dei non-vivi ed aveva portato la Pace fra i due Regni: ora spettava al Regno degli Umani. Si alzò, spiegò prima la sua ala angelica e poi quella demoniaca; non le dispiaceva lasciare l'Aldilà, ma il Cuore le si struggeva per abbandonarlo. Eppure - forse - l'avrebbe rincontrato sulla Terra. Forse anche lui si sarebbe reincarnato in un essere terrestre e forse si sarebbero ritrovati. Scosse la testa: lei era un Ibrido e non poteva certo sperare che sarebbe stata accettata facilmente sulla Terra, così come non lo era stata nei due Regni. Guardò avanti ed il volto di lui le apparve come un miraggio nel cielo del crepuscolo; dal suo occhio demoniaco verde discese una lacrima contemporaneamente a quella che sgorgò dal suo occhio angelico azzurro. Sorrise. Con le lacrime che le rigavano il viso tenne stretto il ricordo di lui e spiccò il volo precipitandosi verso la Terra."
© LC Lupetta09 |  |